sabato 4 ottobre 2008

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 129 del 4 ottobre 2008

In questo numero:
1. Solidali con la popolazione vicentina impegnata il 5 ottobre nel
referendum autogestito cittadino per la pace e la democrazia
2. Antonella Litta: Conseguenze sanitarie ed ambientali dell'uso del carbone
per la produzione di energia elettrica
3. Marinella Correggia: Ecoaeroporti?
4. Marinella Correggia: I diritti della natura
5. Marinella Correggia: Telefonini e tumori
6. Marinella Correggia: Le bancarotte ignorate
7. Marinella Correggia: Krishnammal e Jagannathan
8. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo

1. EDITORIALE: SOLIDALI CON LA POPOLAZIONE VICENTINA IMPEGNATA IL 5 OTTOBRE
NEL REFERENDUM AUTOGESTITO CITTADINO PER LA PACE E PER LA DEMOCRAZIA

Il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della
democrazia, dei diritti di tutti esprime la sua persuasa gratitudine e la
sua piena solidarieta' alla popolazione vicentina che il 5 ottobre
partecipera' allo svolgimento del referendum autogestito cittadino sulla
destinazione dell'area su cui alcuni irresponsabili potentati hanno espresso
lo sciagurato intendimento di consentire la realizzazione di una base
militare di una potenza straniera, base militare intesa a contribuire alla
spirale di guerra globale che sta minacciando l'umanita' intera.
*
Con la consultazione popolare del 5 ottobre la cittadinanza vicentina, nel
legittimo e doveroso esercizio della democrazia nelle modalita' previste
dall'ordinamento vigente, esprimera' una volonta' di cui e' doveroso per
tutti gli organi dello stato tener conto.
Va apprezzato l'impegno del Comune di Vicenza a far si' che la cittadinanza
possa esprimere la sua opinione in modo civile e democratico, legittimo e
trasparente, coerentemente con quanto stabilito dalla Costituzione della
Repubblica Italiana che esplicitamente afferma che la sovranita' appartiene
al popolo.
E' invece sconcertante e vaniloquente la sentenza del Consiglio di stato che
ha accolto la speciosa e grottesca obiezione di una lobby che vuole impedire
che i cittadini si pronuncino; nessuno ignora che e' prerogativa di tutte le
istituzioni democratiche promuovere la consultazione della popolazione;
nessuno ignora che il parere della cittadinanza vicentina direttamente e
liberamente espresso, sebbene possa essere ritenuto non vincolante stricto
sensu per altri organi dello stato, e' tuttavia elemento di fondamentale
importanza in merito alla destinazione d'uso di aree ricadenti nel
territorio ove quella popolazione risiede; nessuno ignora che l'ordinamento
giuridico italiano riconosce, difende e promuove i diritti soggettivi e i
legittimi interessi dei cittadini come singoli e come collettivita'.
Pertanto il parere del Consiglio di stato in questa circostanza sembra
essere un monstruum giuridico palesemente irricevibile.
*
La consultazione popolare a Vicenza il 5 ottobre si terra': come e' giusto e
come e' doveroso; in forma autogestita dai cittadini e con l'autorevole
conferma della disposizione all'ascolto della volonta' popolare da parte
della massima autorita' cittadina.
La consultazione popolare a Vicenza dira' se la popolazione vicentina vorra'
esercitare, in prima persona e per mezzo degli istituti e delle istituzioni
competenti, il diritto-dovere di difendere il territorio, la qualita' della
vita, la salute, la sicurezza, i diritti soggettivi e i legittimi
interessi - beni giuridicamente riconosciuti e protetti - sia dell'attuale
cittadinanza sia delle generazioni future.
*
La realizzazione della nuova base militare americana "Dal Molin" si
configura come opera palesemente in conflitto con la Costituzione della
Repubblica Italiana.
La procedura decisionale sin qui seguita per imporre tale opera si configura
come illecita oltre che irrituale.
Gli esiti concreti dell'opera sono tali da giustificare un inoppugnabile
diniego da parte della massima autorita' sanitaria locale come da parte
delle altre magistrature ed istituzioni che verranno ulteriormente adite in
merito.
*
Non solo per tutelare la citta' di Vicenza, ma per difendere l'umanita'
intera dal flagello della guerra, e' necessario che domenica 5 ottobre
emerga una volta di piu' la volonta' di pace, di democrazia e di legalita'
nel referendum consultivo che si tiene in quella citta'.
Che prevalga nitido e corale un forte e consapevole si' alla pace, si' alla
democrazia, si' alla legalita'.
*
Alla popolazione vicentina impegnata per la pace, la democrazia e la
legalita', per la sovranita' popolare e la difesa della biosfera, per il
diritto alla vita dell'umanita' intera, contro la guerra e il riarmo, qui
attestiamo la nostra gratitudine e la nostra solidarieta'.

2. STUDI. ANTONELLA LITTA: CONSEGUENZE SANITARIE ED AMBIENTALI DELL'USO DEL
CARBONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA
[Ringraziamo Antonella Litta (per contatti: antonella.litta@libero.it) per
averci messo a disposizione questo documento redatto come referente per
Viterbo e provincia dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde
(International Society of Doctors for the Environment - Italia).
Antonella Litta e' la portavoce del Comitato che si oppone alla
realizzazione dell'aeroporto a Viterbo; svolge l'attivita' di medico di
medicina generale a Nepi (in provincia di Viterbo). E' specialista in
Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica
presso l'Universita' di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione
di uno tra i primi e piu' importanti studi scientifici italiani
sull'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato
sulla prestigiosa rivista "Clinical and Esperimental Rheumatology", n. 11,
pp. 41-47, 1993. E' referente locale dell'Associazione italiana medici per
l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia).
Gia' responsabile dell'associazione Aires-onlus (Associazione internazionale
ricerca e salute) e' stata organizzatrice di numerosi convegni
medico-scientifici. Presta attivita' di medico volontario nei paesi
africani. E' stata consigliera comunale. E' partecipe e sostenitrice di
programmi di solidarieta' locali ed internazionali. Presidente del Comitato
"Nepi per la pace", e' impegnata in progetti di educazione alla pace, alla
legalita', alla nonviolenza e al rispetto dell'ambiente]

L'Enel ha annunciato che tra qualche mese entrera' in funzione la centrale
riconvertita a carbone di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia. Questa
notizia ci offre l'occasione per una riflessione sulle conseguenze sanitarie
ed ambientali derivanti dall'uso di combustibili fossili e in particolare
del carbone. Il carbone infatti nelle varie fasi della sua combustione
libera nell'aria un enorme quantitativo di prodotti fortemente inquinanti ed
e' inoltre il combustibile con il piu' alto coefficiente di emissione di gas
serra, responsabili del surriscaldamento climatico.
L'articolo 5 del nuovo codice di deontologia medica afferma che: "I medici
debbono considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora come elemento
determinante e fondamentale per la salute dei cittadini". E' proprio questa
consapevolezza e responsabilita' che ci obbliga ad una maggiore attenzione
nei confronti di questo progetto ora in fase di ultimazione.
La centrale di Torre Valdaliga Nord, insieme a quella di Tor Valdaliga Sud e
a quella di Fiumaretta (spenta nel 1990) sempre a Civitavecchia, e a quella
di Montalto di Castro nel viterbese, costituisce da decenni il polo
energetico piu' grande d'Europa. In un comprensorio territoriale molto
piccolo (le centrali sono distanti meno di 25 km l'una dall'altra) vengono
prodotti dalla combustione di olio, gas e gasolio circa 7.240 megawatt. Una
situazione che nel corso di quasi mezzo secolo di storia energetica
italiana, ha gia' avuto gravi ripercussioni per l'ambiente e per la salute
delle persone.
La centrale di Torre Valdaliga Nord, una volta a regime, come si legge dai
dati estratti dalla relazione Ctu del Collegio peritale di Civitavecchia,
brucera' quasi 4 milioni di tonnellate di carbone l'anno, emettera' ogni
anno oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica), migliaia di
tonnellate di gas pericolosi, in particolare ossidi di zolfo e ossidi di
azoto, e oltre 700 tonnellate tra polveri fini ultrafini e metalli pesanti,
in particolare mercurio, arsenico, piombo, cadmio, nichel e radionuclidi
generati dalla presenza di radon nel carbone. Questi gas, metalli pesanti e
polveri fini e ultrafini del diametro del micron (PM10, PM5, PM 2.5) sono
oltremodo dannosi per l'ambiente e la salute. Essi infatti si accumulano nel
terreno, nell'aria, nelle acque, nel mare, nella flora, nella fauna, e sono
trasportati dai venti anche a centinaia di chilometri di distanza dalla
centrale. Essi penetrano attraverso tutte le barriere e membrane organiche,
raggiungendo i nuclei cellulari col proprio carico di metalli pesanti ed
altri fattori cancerogeni, interferendo con i sistemi di riparazione del Dna
e con i meccanismi dell'espressione genica.
Studi scientifici mostrano l'evidente correlazione tra l'esposizione alle
polveri sottili ed ultrasottili e l'aumento dei ricoveri ospedalieri, della
mortalita', delle malattie respiratorie, delle malattie cronico-degenerative
(Alzheimer, Sclerosi laterale amiotrofica, Sclerosi multipla), delle
malattie endocrine, delle malattie neoplastiche e del sistema
cardiovascolare.
Recentissimi studi suggeriscono che gli idrocarburi policiclici aromatici
(Ipa), derivanti sempre dalla combustione del carbone, oltre ad avere
un'azione mutagena e oncogenica, interferiscono negativamente nella
riproduzione e nello sviluppo fetale durante la gravidanze di donne esposte.
Bisogna considerare inoltre che l'enorme quantitativo di anidride carbonica
(circa 10 milioni di tonnellate per anno) emessa dalla centrale andra' a
peggiorare la qualita' dell'aria del Lazio e in particolare della Tuscia,
contribuendo di conseguenza anche all'incremento delle patologie
respiratorie. Il territorio viterbese e i suoi abitanti, soprattutto i
bambini, si troverebbero cosi' esposti ad ulteriori fattori d'inquinamento
in una situazione che ha gia' subito e subisce aggressioni ambientali: alla
naturale radioattivita' del sottosuolo, dovuta al radon, c'e' da aggiungere
la presenza di discariche abusive, la presenza di metalli pesanti nelle
acque potabili, in particolare dell'arsenico, e i processi di
eutrofizzazione dei nostri laghi.
Nello specifico, l'area di Civitavecchia e dei comuni limitrofi, come molte
altre aree industriali in Italia, e' un'area ad alto rischio ambientale,
infatti oltre alle centrali elettriche ospita uno dei porti crocieristici
piu' importanti del Mediterraneo, il che significa una presenza costante di
grandi navi alimentate a gasolio; vi sono poi molte attivita' industriali,
numerosi elettrodotti che sviluppano forti campi elettromagnetici, un
intenso traffico veicolare su gomma.
Proprio perche' questa e' un'area ad alto rischio ambientale sono stati
avviati, gia' dagli anni '80, numerosi studi sullo stato della salute dei
residenti.
Nel 1996 un'analisi dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale metteva in
evidenza come nel triennio 1990/1992 l'area di Civitavecchia (comprensiva
dei comuni di Tolfa, Allumiere e Santa Marinella) detenesse il triste
primato della piu' alta mortalita' per tumore polmonare ed occupasse il
secondo posto per mortalita' neoplastica in generale nella regione Lazio.
Ulteriori studi hanno confermato queste osservazioni.
Nell'ottobre del 2006 uno studio pubblicato sulla rivista "Epidemiologia e
Prevenzione" ha evidenziato l'eccesso di casi di tumore polmonare e
pleurico, asma bronchiale, insieme ad un incremento dei casi di
insufficienza renale cronica.
Come medici abbiamo il dovere-diritto, rispetto alla prossima messa in
funzione di questa grande infrastruttura, che brucera' carbone e gravera'
con i suoi effetti per molti anni sul nostro territorio, di richiedere ed
acquisire tutta la necessaria documentazione scientifica, i dati sanitari
delle popolazioni che vivono in aree prossime a centrali a carbone, avviare
nuovi studi epidemiologici, richiedere alla luce del principio di
precauzione la riapertura oppure una nuova Valutazione di impatto ambientale
(Via) e un attento ed aggiornato studio dell'impatto sanitario (Vis). Non si
devono ripetere errori gia' troppe volte commessi nel passato come quello di
esporre persone ed intere comunita' a rischi per la salute, salvo poi, a
distanza di anni, e purtroppo dopo tanti morti e malati, riconoscere quanto
gia' l'evidenza scientifica aveva mostrato; tristemente famoso e ben noto a
tutti e' l'esempio di quanto accaduto per l'amianto.
Sarebbe una garanzia a tutela della salute una piu' stretta collaborazione
istituzionale che veda protagonisti Regione, Provincie di Roma e Viterbo, i
Comuni dell'Alto Lazio, l'Arpa, le Asl di competenza insieme ad una rete di
sorveglianza sanitaria composta dai medici di medicina generale, dai
pediatri di base e dagli specialisti che operano sul territorio. In questa
maniera si potrebbero avviare monitoraggi ed adeguate indagini dirette ad un
esame attento e dettagliato dello stato di salute dei residenti insieme a
pratiche di risanamento ed eventuale decontaminazione ambientale nel caso
venissero riscontrati fenomeni che necessitano di tali procedure. Pensiamo
che tutto cio' debba essere necessariamente avviato e realizzato prima che
la centrale diventi operativa, per verificare se la sua attivita' sia
compatibile con una situazione ambientale e sanitaria gia' particolarmente
critica, e qualora si evincesse che vi fosse incompatibilita', come sembra
evidente alla luce della letteratura scientifica internazionale e di quanto
esposto, le istituzioni di competenza dovranno intervenire nel rispetto
della vigente normativa per evitare che essa entri in funzione.
E' un obbligo morale e professionale che ci deriva anche dal rispetto
dell'articolo 32 della nostra Costituzione che afferma: "La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della
collettivita'".
*
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3. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: ECOAEROPORTI?
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 settembre 2008 col titolo
"Ecoaeroporti?".
Marinella Correggia e' nata a Rocca d'Arazzo in provincia di Asti;
scrittrice e giornalista free lance particolarmente attenta ai temi
dell'ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza; e' stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia,
Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Sri Lanka e Burundi; si e' occupata di
campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e
condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si e'
dedicata allo studio delle disuguaglianze e del "sottosviluppo"; ha scritto
molto articoli e dossier sui modelli agroalimentari nel mondo e sull'uso
delle risorse; ha fatto parte del comitato progetti di Ctm (Commercio Equo e
Solidale); e' stata il focal point per l'Italia delle rete "Global Unger
Alliance"; collabora con diverse testate tra cui "il manifesto", e' autrice
di numerosi libri, e' attivista della campagna europea contro l'impatto
climatico e ambientale dell'aviazione. Tra le opere di Marinella Correggia:
Ago e scalpello: artigiani e materie del mondo, Ctm, 1997; Altroartigianato
in Centroamerica, Sonda, 1997; Altroartigianato in Asia, Sonda, 1998;
Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000; Addio alle carni,
Lav, 2001; Cucina vegetariana dal Sud del mondo, Sonda, 2002; Si ferma una
bomba in volo? L'utopia pacifista a Baghdad, Terre di mezzo, 2003; Diventare
come balsami. Per ridurre la sofferenza del mondo: azioni etiche ed
ecologiche nella vita quotidiana, Sonda, 2004; Vita sobria. Scritti
tolstoiani e consigli pratici, Qualevita, 2004; Il balcone
dell'indipendenza. Un infinito minimo, Nuovi Equilibri, 2006; (a cura di),
Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla societa' dei consumi, Altra
Economia, 2006; Week Ender 2. Alla scoperta dell'Italia in un fine settimana
di turismo responsabile, Terre di Mezzo, 2007; La rivoluzione dei dettagli,
Feltrinelli, Milano 2007]

La prima notizia e' che l'Ecuador costruira' alle isole Galapagos "il primo
aeroporto ecologico al mondo", con 20,4 milioni di dollari. La costruzione
sara' con materiali ecologici. Si ricorrera' all'energia elettrica e solare.
I locali saranno raffrescati dal vento anziche' dall'energivora aria
condizionata. Eccetera. Le Galapagos sono patrimonio naturale dell'umanita'
dal 1978 (per l'Unesco) e nel 2007 sono state dichiarate a rischio a causa
dell'invasione di specie non autoctone e del turismo: aviotrasportato,
s'intende. Transitano per i due aeroporti delle isole, che emergono a 1.000
chilometri dalla costa ecuadoriana, 140.000 turisti all'anno.
Nemmeno la conversione ecologista di tutti gli aeroporti del mondo, pero',
fara' diventare sostenibile (e silenziosa e non cementificante) l'attivita'
del volo umano. Questa falsa democrazia del movimento - falsa: solo un
ventesimo dei terrestri vola - ha pesanti impatti sul clima,
sull'inquinamento atmosferico, sulla cementificazione del territorio. Questa
rubrica ha sottolineato piu' volte che il settore dell'aviazione civile e'
di gran lunga sovradimensionato rispetto a quello che permetterebbe un
futuro sostenibile, equo e (dunque) con meno combustibili fossili. Una
riconversione anche occupazionale dell'aviazione si impone; a cominciare dai
low cost che hanno fatto volare la domanda di volare.
Ed ecco l'altra notizia. Aviation Environment Federation, coalizione inglese
di associazioni e movimenti, membro del coordinamento europeo Transport and
Environment (T&E), ha rivelato il contenuto di uno studio dal titolo "Trends
in Global Noise and Emissions from Commercial Aviation 2000-2025"
(Evoluzioni nell'inquinamento globale e nelle emissioni da parte
dell'aviazione commerciale) preparato da quattro centri di ricerca
finanziati da governi, e fra questi Eurocontrol e il Dipartimento
statunitense di trasporti.
In questa ufficialita' sta uno degli aspetti importanti della ricerca, nella
quale trovano conferma i tanti allerta lanciati da studi considerati di
parte ecologista. Un altro aspetto interessante dello studio e' che... non
e' mai stato pubblicato. Forse perche' prevede che di questo passo le
emissioni di anidride carbonica nei voli civili cresceranno dal loro attuale
livello di 670 milioni di tonnellate a 1,48 miliardi di tonnellate nel 2025
e che se si arrivera' a tanto, si rientrera' nel peggiore fra gli scenari di
emissione indicati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change. Il
rapporto guarda poi oltre la CO2 per indicare altri aspetti dell'impatto
climatico (in particolare gli ossidi di azoto in alta quota).
Come contrastare questo scenario? L'Icao (Organizzazione internazionale per
l'aviazione civile) e' inerte. Il Parlamento Europeo a luglio ha deliberato
di includere finalmente il settore aereo nello schema dello scambio di
emissioni (Emission Trading Scheme); insomma di obbligare finalmente a
calcolare e "prezzare" le emissioni di questo settore economico. Ma secondo
gli attivisti di T&E la novita' non ridurra' quasi per nulla l'impatto
climatico dell'aviazione. I permessi di emettere CO2 saranno acquistati
presso gli altri settori economici e a poco prezzo. E anche se saranno
introdotti modelli piu' efficienti (lasciando da parte le fantasie degli
aerei solari o a idrogeno), la fanatica crescita nel numero di voli
annullera' ogni risparmio di emissioni. Un ostacolo obtorto collo per il
settore e' ora il prezzo del petrolio. Ma ridurrebbero la crescita dei voli
soprattutto la tassazione sul kerosene avio (tassazione che ora non esiste)
e limiti vincolanti alle emissioni.

4. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: I DIRITTI DELLA NATURA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 27 settembre 2008 col titolo "Il coraggio
dell'Ecuador"]

Un esperimento giuridico inusitato, un salto nel futuro: la scelta del
biocentrismo per la sopravvivenza del pianeta. L'Ecuador sara' il primo
paese al mondo ad avere una legge che garantisce ai fiumi, alle foreste,
all'aria veri diritti legali. Se gli ecuadoriani domenica voteranno in
favore della Nuova Costituzione, entrera' in vigore nel paese una legge gia'
approvata che appunto cambiera' lo status legale della natura da semplice
oggetto di proprieta' - privata o pubblica - a entita' che ha diritti. La
legge recita cosi': "Le comunita' naturali e gli ecosistemi hanno il diritto
inalienabile di esistere e di evolvere, in Ecuador. I loro diritti saranno
auto-esecutivi, e metterli in essere sara' dovere di tutte le istituzioni,
di tutte le comunita' umane e di tutte le persone". Le norme ambientali del
resto del mondo sono antropocentriche.
Thomas Linzey, giurista statunitense che ha collaborato alla definizione di
questo nuovo status legale per la natura, ha spiegato al quotidiano inglese
"The Guardian" che "la forma tipica di protezione dell'ambiente nei paesi
industrializzati si basa su un sistema di regole e limiti. Allo stesso modo,
la compensazione dovuta si misura sempre sulla base del danno a una persona
o a un popolo. Secondo il nuovo sistema ecuadoriano, la misura sara' il
danno inflitto all'ecosistema. E persone e popoli potranno ricorrere
legalmente a vantaggio della natura anche qualora non fossero danneggiati
dalla sua distruzione".
I giuristi ammettono che legalmente parlando e' un salto nell'ignoto. Non ci
sono esempi simili nel resto del mondo. Da dove nasce l'idea della legge per
la natura in questo paese che contiene tutti gli ecosistemi dell'America
latina, comprese le isole Galapagos? Dallo strascico di inquinamento e
poverta' lasciato dalle multinazionali, delle banane, del gas, del petrolio.
Ricordiamo la causa legale contro il gigante Chevron ex Texaco, che in oltre
venti anni, sprezzante di ogni normativa internazionale, sverso' nella
giungla amazzonica 18 milioni di tonnellate di petrolio e residui tossici
contaminando le acque e il terreno per oltre 1.700 ettari: questa "Chernobyl
dell'Amazzonia" ha minato la salute e le condizioni di vita di oltre 30.000
persone. Un danno stimato in 16 miliardi di dollari. Il governo ecuadoriano
rifiuta di soprassedere e come conseguenza sta rischiando sanzioni
commerciali statunitensi.
L'attivista Zoe Tryon dell'Alleanza Pachamama, che ha lavorato alla
redazione della nuova legge con il parlamento ecuadoriano, sostiene che la
nuova costituzione dell'Ecuador fara' da deterrente al ripetersi di disastri
come quello della Chevron Texaco. Si pensi al parco nazionale Yasuni, una
delle aree piu' ricche di biodiversita' al mondo e patria di almeno due
tribu' amazzoniche in isolamento volontario e assoluto, i Tagaeri-Taromenani
e gli Huaorani.
Li' sepolti ci sono 1,2 miliardi di barili di petrolio che le compagnie
vorrebbero estrarre; la riserva piu' importante del paese. Ma sullo Yasuni
il presidente Rafael Correa ha lanciato nel giugno 2007 un'altra proposta
unica al mondo e la piu' importante finora avanzata da un paese in via di
sviluppo produttore di petrolio: si e' impegnato indefinitamente a non
sfruttare il campo petrolifero Ishipingo Tambobocha Tiputini (Itt) nello
Yasuni, sempre che (come si legge sul sito dedicato all'iniziativa:
www.yasuni-itt.gov.ec) la comunita' internazionale riconosca all'Ecuador un
rimborso pari al 50% dei redditi ipotizzabili dallo sfruttamento; il paese
utilizzera' il rimborso per la rivoluzione energetica sostenibile.

5. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: TELEFONINI E TUMORI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 30 settembre 2008 col titolo "Allarme
babytelefonini"]

L'eta' a cui iniziano la detenzione e l'utilizzo dei cellulari continua ad
abbassarsi allegramente. Ad esempio nell'Italia dei record negativi pare
ormai diffusa - a detta di insegnanti - la tipologia "famiglia che prende il
pacco alimentare alla Caritas ma i cui figli meno che adolescenti hanno il
cellulare" (per lo status sociale il pacco dono e' meno deleterio del
mancato sms). Comunque il boom dei babytelefonini si e' da tempo "irradiato"
in molti paesi. In Gran Bretagna riguarda nove sedicenni su dieci e il 40%
dei bambini della scuola primaria (le nostre elementari): numeri raddoppiati
rispetto al 2000. Eppure sempre nuovi studi sembrano indicare che, se le
antenne della radiofonia mobile fanno malissimo alle api e agli abitanti
umani delle aree interessate, le radiazioni degli onnipresenti
apparecchietti sono un serio pericolo per la salute degli utenti;
soprattutto dei minori.
Un articolo del quotidiano inglese "The Independent" riferisce di una nuova
ricerca condotta in Svezia. Presentata alla prima conferenza internazionale
su cellulari e salute, ha elaborato i dati provenienti da uno studio
coordinato dal professor Lennart Hardell, University Hospital di Orebro,
secondo il quale "chi inizia a usare un cellulare prima dei 20 anni ha
cinque volte piu' probabilita' di sviluppare un glioma, tumore del tessuto
nervoso". Fino a quell'eta' lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso
non sono ancora conclusi e inoltre le radiazioni entrano piu' in profondita'
in teste e crani piu' piccoli. Per il cordless (telefono senza fili) il
rischio e' quattro volte piu' alto rispetto a chi usa un normale telefono
con fili. Non solo: i cellularizzati precoci hanno anche molte piu'
probabilita' di sviluppare neuromi acustici, tumori benigni ma invalidanti
del nervo uditivo, che causano sordita'.
David Carpenter, della Scuola di salute pubblica dell'Universita' statale di
New York ha precisato durante la conferenza che "i bambini spendono molto
tempo con i loro cellulari. Potremmo assistere a una crisi di salute
pubblica sotto forma di epidemia di tumori maligni al cervello". E il
rischio potrebbe essere anche maggiore di quanto suggerisca la ricerca,
perche' questa non rivela gli effetti dell'uso dei cellulari prolungato nel
tempo. Diversi tumori maligni richiedono tanti anni per svilupparsi; un
tempo piu' lungo di quello passato da quando i cellulari si sono affermati
in massa sul mercato.
Del resto recentemente il neurochirurgo australiano Khurana, autore di
numerose ricerche in materia, ha dichiarato che "nei prossimi 10 anni, a
meno di un'inversione di tendenza nell'uso di telefonini e di nuovi
apparecchi con meno emissioni, assisteremo a una crescita esponenziale delle
forme di cancro al cervello (...). Le ricerche condotte finora hanno preso
in considerazione poche persone che avessero alle spalle un uso di cellulari
piu' che decennale".
Giorni fa il Parlamento europeo ha chiesto ai ministri europei di varare
limiti piu' severi per l'esposizione alle radiazioni dei telefoni mobili e
cordless, dei Wi-fi e di altri apparecchi.
Conclusioni? Per lo svedese Hardell, almeno i bambini al di sotto dei 12
anni non dovrebbero proprio usare cellulari. E vale per gli utenti di ogni
eta' (tre miliardi nel mondo) la regola di prevenzione suggerita dal dottor
Marinelli, Cnr di Bologna: "Usare il cellulare come radio di emergenza".
Aggiungiamo una regola ecologica: non cambiarlo se non alla fine della sua
vita, per limitare nel nostro piccolo la produzione di rifiuti elettronici e
la devastante estrazione del minerale coltan. Concausa di guerra, in Congo.

6. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: LE BANCAROTTE IGNORATE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 ottobre 2008 col titolo "Le bancarotte
ignorate"]

L'ipotetico marziano in visita sul pianeta Terra sarebbe perplesso: ma come,
si e' pronti a salvare con denaro pubblico banche e compagnie finanziarie
"vittime" di se stesse e non si trova il denaro per salvare il pianeta
muovendo passi decisi verso un'economia a basso contenuto di carbonio e
dunque meno nemica del clima? O per salvare dal fallimento milioni di
piccole e piccolissime unita' agricole i cui titolari campano alla fame, o
si suicidano per debiti a decine di migliaia come in India? Terry Barker,
direttore del Centro per la mitigazione dei cambiamenti climatici presso la
Cambridge University e collaboratore dell'Ipcc (l'organismo dell'Onu per gli
studi sul clima, vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2007), ha detto
di temere che i problemi bancario-finanziari possano stornare i gia' scarsi
investimenti in settori vitali come la lotta al caos climatico.
Barker, riferisce il quotidiano inglese "The Guardian", vede molte affinita'
fra la mancanza di trasparenza e l'eccesso di temerarieta' che hanno fatto
esplodere la "comunita' bancaria", e i pericoli contenuti nella mancanza di
azione sul clima da parte del mondo politico ed economico. Entrambi i
problemi minacciano di collasso l'economia. E i governi e il mondo degli
affari continuano a sottostimare i rischi dell'innalzamento del livello dei
mari e dei cambiamenti climatici; eppure, "qualunque sia il costo richiesto
dall'avvio di un'economia a basso contenuto di carbonio, e' trascurabile
rispetto ai costi del non far nulla". Nulla sara' oneroso quanto i 300
miliardi di dollari di sussidi tuttora elargiti ai combustibili fossili, o i
trilioni di dollari che il rapporto dell'economista inglese Stern nel 2006
indico' come costo prossimo futuro dell'inazione rispetto al problema clima.
Come la crisi bancaria ha costretto i governi a cambiare rotta, cosi' la
stessa forza maggiore dovrebbe indurli a introdurre pesanti ecotasse. In
passato, per giustificare il non fare si tirava in ballo l'analisi
costi-benefici, che pero' non e' affatto appropriata alle minacce sociali e
ambientali che abbiamo alle porte: "La foresta amazzonica non puo' essere
sostituita dal denaro. E' ovvio, ma giova ripeterlo". Quanto alla bancarotta
dei contadini, ne ha parlato all'Onu Ndiogou Fall, presidente del Roppa
(Rete di organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell'Africa
occidentale), per la prima volta invitato il 25 settembre scorso a New York
all'incontro ad alto livello sugli Obiettivi di sviluppo del millennio,
sull'argomento "poverta' e fame", due problemi che colpiscono prima di tutto
le popolazioni rurali. Fall ha detto fra l'altro: "L'agricoltura e' il
motore dell'economia africana, rappresenta il 60% della forza lavoro e
produce il 30% del Pil, eppure l'Africa non stanzia per il settore nemmeno
il 10% del prodotto interno lordo. I servizi di finanziamento rurale
praticamente non esistono.
Cosi' sara' molto difficile raggiungere gli 'obiettivi del Millennio'
fissati per il 2015. Le nostre vite nei villaggi non sono cambiate affatto.
Incertezze, insicurezze, rischi climatici, agronomici, ecologici, economici
e sociali. Le famiglie di contadini sono costantemente a rischio di
bancarotta e fallimento. Senza il sostegno dei migranti - alcuni dei quali
non hanno altra scelta se non quella di sfidare l'oceano Atlantico - la vita
nelle aree rurali sarebbe estremamente difficile". E' difficile anche per i
piccoli coltivatori in Europa: dove, sottolinea un recente appello del Foro
contadino toscano - Soccorso contadino toscano, per impossibilita' economica
chiudono molte aziende agricole.

7. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: KRISHAMMAL E JAGANNATHAN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 ottobre 2008 col titolo "Un premio a
Amma e Appa"]

Krishnammal e Jagannathan, attivisti gandhiani da cinquant'anni impegnati
nei villaggi per quell'India "dalla semplice vita e dal grande pensiero" che
il mahatma sognava, hanno ricevuto un importante riconoscimento
internazionale: il cosiddetto "premio Nobel alternativo" (Right Livelihood
Award) assegnato ogni anno dal 1980 a persone e gruppi, in particolare del
Sud del mondo, che lavorano per una societa' migliore e un'economia piu'
giusta. Il premio fu creato nel 1980 dallo scrittore tedesco-svedese Jakob
von Uexkull per riconoscere forme e luoghi di impegno ignorati dal Premio
Nobel. Gli altri destinatari del 2008 sono: la giurista somala Asha Hagi, la
giornalista statunitense Amy Goodman della radio e tv alternativa "Democracy
Now!" e la ginecologa tedesca Monika Hauser.
I coniugi Krishnammal e Jagannathan, 82 anni lei, 96 lui, vivono a Kuthur,
nello stato indiano meridionale del Tamil Nadu. Hanno portato l'eredita'
gandhiana nel XXI secolo. Dall'epoca dell'indipendenza lavorano a fianco
degli intoccabili e dei braccianti senzaterra, oppressi in passato da
latifondisti e medioevali strutture castali, ora minacciati (anche) da un
modello di sviluppo escludente. La loro vita e' un romanzo sociale. Lui, di
casta alta, nel 1942 aderisce al movimento indipendentista "Quit India" e
passa tre anni e mezzo in prigione. Lei, intoccabile, sin da giovanissima
lavora con il movimento gandhiano. Si sposano - rompendo le regole della
separazione castale - nel 1950, nell'India ormai indipendente, una grande
speranza che li avrebbe via via delusi. Da allora insieme lavorano in vari
stati dell'India per la riforma agraria (nel Bhoodan Movement), contro le
caste e per applicare nei villaggi un modello di vita e lavoro fondato sulla
giustizia sociale e sull'equilibrio con la natura. L'"Economia della
permanenza" come la chiamava l'economista Kumarappa, amico di Jagannathan.
Nel 1981 Amma e Appa (mamma e papa', cosi' li chiamano tutti) si
stabiliscono nel Tamil Nadu e fondano il movimento Lafti, Land for Tillers's
Freedom, "Terra per la liberazione dei braccianti". La riforma agraria
infatti non e' stata attuata che parzialmente, e il Lafti cerca di far
redistribuire altri terreni. Difficilissimo: le banche fanno storie con i
prestiti, la burocrazia con le registrazioni. Il Lafti riesce pero' a
distribuire 13.000 acri ad altrettante famiglie che diventano poi
protagoniste - soprattutto le donne - di programmi socioeconomici:
artigianato di villaggio, habitat, nutrizione, istruzione dei bambini, corsi
di computer per i dalit (gli intoccabili), rimboschimento... E l'impegno
politico perche' l'India non si sottometta alle multinazionali e al
profitto - ma su questo Jagannathan (che da qualche anno e' gravemente
ammalato) si e' dichiarato sconfitto. La sfida degli ultimi anni e' contro
la distruzione dell'ecosistema costiero causata dai grandi allevamenti di
gamberetti destinati all'export; terra coltivabile che diventa desertica,
pozzi d'acqua salinizzati... Digiuni a ripetizione, ricorsi alla Corte
Suprema (vinti ma non applicati). Nel Natale 2004 lo tsunami colpisce anche
le aree del Lafti, e Amma e' assorbita dai soccorsi e dalla ricostruzione.
Krishnammal e Jagannathan sono gandhiani prima di tutto nella propria vita.
Semplicissima, vuota di oggetti quanto piena di interessi e passioni. Li
ricordiamo, gia' anziani, peregrinanti sotto il sole cocente di New Delhi
dove erano arrivati dopo due giorni in treno dal Tamil Nadu (classe
economica) per cercare di convincere i politici a mettere al bando gli
impianti di gamberetti.

8. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI
VITERBO

Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di Viterbo e per la
riduzione del trasporto aereo: e-mail: info@coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta@libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac@tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 129 del 4 ottobre 2008

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